LA PREVENZIONE DEL CANCRO E DELLE MALATTIE DEGENERATIVE
In cosa consiste la prevenzione, quale il suo vero significato, le finalità, gli obiettivi, i mezzi, le modalità per realizzarla? Quante effettive probabilità di invertire il rapido incremento dei casi di tumore, la loro diffusione con caratteri quasi epidemici, la maggiore aggressività, l’estensione a fasce di età giovanili in passato più raramente colpite? Il ruolo svolto da fattori ambientali è rilevante, l’adozione di misure di Prevenzione Primaria capaci di ridurre il carico globale nell’ambiente sarebbe un mezzo ragionevole per contrastare il dilagare della malattia, anche se di lenta e molto difficile attuazione.
È utopistico prevedere una rapida ed efficace riduzione dell’inquinamento ambientale, chimico e fisico, del sempre più diffuso impiego di sementi geneticamente modificate, dell’uso intensivo di anticrittogamici, diserbanti, antiparassitari, tensioattivi, chemioterapici, conservanti e in generale delle tante e molteplici cause del rapido incremento dell’incidenza dei tumori.
È sempre più evidente come le attuali strategie dietetiche, comportamentali e diagnostiche non siano in grado di contrastare efficacemente la crescente diffusione del cancro e di altre patologie degenerative.
Dall’attento esame ed estesa revisione delle ragioni del fallimento delle attuali misure preventive emerge chiaro che l’unica realistica soluzione, di immediata, semplice e rapida realizzazione, è la valorizzazione di evidenze scientifiche utili ad un’efficace Prevenzione Farmacologica.
 
CONSIDERAZIONI GENERALI
 
L’argomento è di una tale vastità che occorre selezionare alcuni dei principali aspetti.
Prevenzione significa diminuire le probabilità che un tumore insorga, si stabilizzi, si sviluppi, si diffonda. Lo studio della prevenzione prevede un aspetto statistico, con tutti i limiti connessi, studi e ricerche di vario ordine, di estrema delicatezza e complessità, condotti con criteri rigorosamente scientifici per individuare le cause e la catena ezio-pato-genetica del tumore. Il metodo statistico studia in quali popolazioni e in quali condizioni di vita, sociali, ambientali, climatiche, alimentari, ecc., il tumore presenta un significativo incremento o calo di frequenza. Simili ricerche sono numerose, anche se hanno un valore più orientativo che determinante.
L’incidenza complessiva del cancro dal 1945 è in crescita in tutto il mondo e dal 1990 a oggi di oltre il 30% con prevalenza nei paesi in via di sviluppo. Non fa eccezione l’Europa, in cui i tassi standardizzati (in cui è estrapolato il fattore invecchiamento) negli ultimi 20 anni, sia negli uomini, che nelle donne, sono in crescita. In Italia circa il 50% della popolazione indipendentemente dal sesso, corre il rischio di ammalarsi di cancro nell’arco della vita, con un significativo incremento anche fra adolescenti e bambini: fra 0 a 14 anni si è registrato, nel nostro paese, nel periodo 1988-2002, un aumento medio percentuale annuo di incidenza per tutti i tumori del 2%, quasi doppio rispetto alla media europea. Nei primi 12 mesi di vita l’incremento annuo è addirittura del 3,2%. Fra le neoplasie pediatriche (0-14 anni) in cui si registra il maggior incremento in Italia rispetto al l’Europa vi sono linfomi (+ 4,6% vs + 0,6%) e leucemie (+1,6% vs + 0,6%).
Questi dati, non influenzati da stili di vita o miglioramenti diagnostici, evidenziano una crescente esposizione dell’infanzia ad agenti tossici, mutageni e cancerogeni presenti nel nostro habitat, e la sostanziale inefficacia di quegli strumenti proposti attualmente dagli organismi istituzionali, come “preventivi”.
Quella che oggi viene comunemente intesa come prevenzione primaria è sostanzialmente limitata all’individuazione e alla rimozione di cancerogeni ambientali, di codificazione di stili di vita, e consuetudini alimentari, che riducano il rischio dell’insorgenza di neoplasie, Tuttavia, solo negli ultimi dieci anni, gli ammalati di tumore nel mondo sono cresciuti del 33%. Il dato, diffuso da numerose inchieste giornalistiche, è confermato da revisioni dei dati scientifici, tra cui la più recente del Global Burden of Disease project appena pubblicato su di cui riportiamo qui una sintesi: “l’incidenza e mortalità del cancro dal 1990 al 2015 hanno registrato un’imprevista e drammatica progressione. Si calcola che una donna su quattro e un uomo su tre sviluppino un tumore nel corso della loro vita. Il cancro della mammella è in assoluto la prima causa di morte delle donne e le altre forme di neoplasie rappresentano in entrambi i sessi la seconda causa di morte nel mondo dopo le malattie cardiovascolari. Soltanto l’anno scorso nel mondo ci sono stati registrati 8,7 milioni di morti su 17,5 milioni di ammalati di tumore”. In molti dei paesi più densamente popolati non esiste un efficiente registro dei tumori, pertanto il dato reale è purtroppo ampiamente superiore.
Questo drammatico incremento dell’incidenza del cancro rappresenta la più chiara conferma l’evidente insufficienza e inefficienza degli attuali concetti di prevenzione sia primaria, che secondaria e terziaria. Un fallimento di questa portata delle attuali misure di prevenzione e terapia dei tumori non ha ancora portato ad una profonda revisione critica delle cause, all’abbandono di strategie superate, di concezioni obsolete, di idee ancorate a schemi fallimentari in gran parte destituiti di razionalità, vanificati dalla mancata valorizzazione clinica di evidenze scientifiche imposti da sistemi politici asserviti alla logica esasperata del profitto. L’attuale progressiva deriva speculativo commerciale della medicina ha inquinato le sue basi etico–scientifiche con riflessi sulla terapia e sulla prevenzione.
Quanto oggi la ricerca scientifica potrebbe offrire (come documentato ed evidente, logico e razionale) per la prevenzione farmacologica dei tumori, in realtà non è valorizzato, non viene in realtà studiata codificata e perciò  applicata, alcuna prevenzione farmacologica dei tumori.
 
PREVENZIONE PRIMARIA – SECONDARIA – TERZIARIA

 
Le cause che portano allo sviluppo di un cancro sono molteplici e non ancora del tutto definite. Tuttavia, un cancro non si sviluppa da un giorno all’altro. In generale, per molti tumori solidi, si ritiene che esista un intervallo medio di diversi anni tra lo sviluppo della prima cellula con potenzialità tumorali e l’inizio della fase terminale metastatica. Il processo di alterazioni genetiche che induce una cellula normale a diventare cellula anormale neoplastica è detto "carcinogenesi", oppure "cancerogenesi". Un agente fisico o chimico che induce tale processo è detto "carcinogeno", oppure "cancerogeno". Per cercare di identificare possibili strategie di prevenzione dell’insorgenza e della progressione del cancro è necessario approfondire il processo di cancerogenesi. Consideriamo, per esempio, il caso di tumori solidi come il cancro del colon o del seno. Il modello attuale di cancerogenesi di tali tumori solidi indica che un agente cancerogeno, di tipo chimico o fisico, causa mutazioni genetiche nel DNA di una normale cellula del colon o del seno. Successivamente, mediante proliferazione incontrollata di cellule anormali tumorali, si sviluppano le altre fasi della malattia, ovvero displasia media, moderata e severa, carcinoma in situ (o localmente invasivo) e malattia metastatica, secondo il seguente schema:
 
Cellula normale   →    Cellula anormale     →    Displasia    →    Carcinoma in situ    →    Cancro metastatico
 
In particolare, se cellule anormali continuano a dividersi ed espandersi, esse possono svilupparsi in lesioni precancerose, dette neoplasie intraepiteliali (IEN: IntraEpithelial Neoplasia), che possono essere identificate sia con analisi istologiche che molecolari.
Queste lesioni sono rappresentate da piccoli, intermedi ed avanzati polipi adenomatosi nel colon, iperplasia atipica e carcinoma in situ nel seno, iperplasia semplice/atipica e carcinoma in situ nell’endometrio. Si pensa che, quando l’atipia aumenta, tali displasie si sviluppano in un cancro e, se lasciate incontrollate, tendono a metastatizzare in organi adiacenti e distanti.
Il processo di cancerogenesi può richiedere molti anni. Nei tumori del colon-retto possono occorrere fino a 35 anni tra le prime variazioni genetiche in una cellula della mucosa del colon, e lo sviluppo di un cancro invasivo.
Tale modello di insorgenza e progressione del cancro vale anche per altri tipi di tumori solidi. Infatti, numerosi studi indicano che molti tipi di neoplasie si sviluppano da una prima cellula, in cui si hanno alterazioni genetiche e, successivamente, si sviluppano le altre fasi della malattia. Gli obiettivi della prevenzione del cancro sono la riduzione dell’incidenza (cioè quanti nuovi casi compaiono in un determinato periodo di tempo, es. in un anno) e della morbilità (cioè la frequenza percentuale del cancro in una determinata popolazione).
Poiché il processo di cancerogenesi, come abbiamo visto, si sviluppa attraverso diverse fasi, successive una all’altra, gli obiettivi di prevenzione dovranno obbligatoriamente essere diversi, e quindi le relative strategie, opportunamente calibrate, in base alla fase di avanzamento raggiunta dalla malattia considerata.
Possiamo quindi convenzionalmente suddividerle in tre categorie principali: prevenzione primaria – secondaria - terziaria, a seconda della fase di sviluppo patologico che si intende contrastare:
  
I medesimi concetti terapeutici alla base del Metodo Di Bella, proprio perché basati sui meccanismi di ripristino fisiologico delle alterazioni biologiche, possono e dovrebbero essere utilizzati per un corretto percorso terapeutico di prevenzione dalla malattia.
Il potenziamento dell’immunità e dell’integrità del proprio patrimonio cellulare può quindi, e dovrebbe, essere perseguito anche da un individuo perfettamente sano, adottando alcune semplici integrazioni “terapeutiche” (Retinoidi-MLT-Vit.C-D) volti a rendere molto più difficile l’insorgere di degenerazioni cellulari con potenziali di malignità (PREVENZIONE PRIMARIA).
La malattia poi, come ormai ben sappiamo, si articola in fasi e livelli successivi di sviluppo fisiologico, anche sequenzialmente ben definiti (Cellule pre-cancerose -> Tumore in situ –> Angiogenesi -> Successivi livelli Mutazionali -> Staminali del cancro -> Metastasi),  che possono essere efficacemente contrastati, quindi, adeguando la somministrazione dei principi attivi, e i loro dosaggi, allo stadio di avanzamento delle alterazioni fisiologiche riscontrate, e anche pre-cancerose quindi, di un individuo che ancora non ha sviluppato una malattia conclamata (PREVENZIONE di 2° LIVELLO).

La prevenzione farmacologica MDB è articolata e multifattoriale, sistemica per potere intervenire sulla miriade di reazioni vitali deviate nel cancro e sulla vastità, complessità della biologia neoplastica. Per chiarire la logica della concezione multiterapica sinergica nella prevenzione e terapia del cancro riporto la significativa dichiarazione del Prof Di Bella: «il tumore (dagli stadi iniziali, pretumorali, alle fasi avanzate, metastatiche) è deviazione dalla vita normale, per cui occorre riportare le reazioni deviate alla norma, attraverso l’esaltazione di tutti quei mezzi che la Fisiologia considera essenziali per la vita normale» - «non esiste né esisterà alcun trattamento chemioterapico citotossico (né monoterapia) in grado di guarire un tumore solido, ma unicamente un Metodo, una multiterapia razionale e biologica, un complesso di sostanze sinergiche e fattorialmente interattive, singolarmente dotate di attività antitumorale atossica, che sequenzialmente o contemporaneamente agiscano centripetamente sulla miriade di reazioni biologiche della vita tumorale, riconducendo gradualmente alla normalità le reazioni vitali deviate dal cancro».
La prevenzione MDB dei tumori rappresenta la reale possibilità di ridurre sensibilmente il rischio di ammalarsi di tumore. La cancerogenesi è un processo lento, articolato, complesso e multifattoriale cui concorrono molteplici e interattivi agenti causali endogeni (prodotti dal nostro organismo) o esogeni, (estranei all’organismo). Possiamo approssimativamente ipotizzare i tempi, la localizzazione, l’entità e le modalità dell’induzione cancerogena di singoli fattori e, con maggiore incertezza, il loro sinergismo, e il ruolo della predisposizione individuale.
Generalmente sulle condizioni biologiche dei singoli soggetti, sulle situazioni di fragilità e predisposizione individuali, possono agire contemporaneamente o sequenzialmente, cause diverse variabili per intensità, tempi di esposizione, meccanismi d’azione e specificità di danno biologico. Per quanto diversificate, tutte le cause finiscono per convergere sulla sede ultima e comune del danno: i codici della vita, le sequenze del DNA, le basi dell’informazione genetica, dell’espressione genica, dell’assemblaggio proteico. Gli agenti cancerogeni estendono il danno a strutture vitali biologiche limitrofe e funzionalmente integrate con il DNA, come le membrane cellulari e gli organuli citosolici di alta dignità funzionale. L’inattivazione dei vitali sistemi enzimatici che incessantemente revisionano, controllano e riparano i danni del DNA rappresenta probabilmente il danno più grave prodotto dagli agenti cancerogeni.
Per la frequente, spesso involontaria e inconsapevole esposizione alla molteplicità degli agenti cancerogeni, non esiste oggi contromisura più efficace di quella farmacologica.
In queste registrazioni-video, rilasciate all’emittente televisiva TELECOLOR, ne spiego alcuni ulteriori concetti:

LA PREVENZIONE PRIMARIA (Video)

LA PREVENZIONE SECONDARIA (Video)
 
LA PREVENZIONE TERZIARIA (Video)